martedì 30 novembre 2010

Energia è Vita.


Sono di nuovo ok e ho aggiunto un nuovo libro alla lista di prossima lettura...

A parte questo..."mi sento" di nuovo, sento nuovamente la mia voce e come dice Carlitos mi sento al sicuro, nella mia razionale"realtà"!

Pronta a tacere di nuovo all'occorrenza, ma volutamente e non per l'effetto "Tornado" che ogni tanto mi scuote.

Intorno a me si tende a destabilizzarmi, a tentare, volutamente o meno di colpirmi, chissà poi perchè, per risucchiarmi tutta l'energia che con fatica cerco di mantenere stabile.

Come un bravo guerriero però ho capito che le armi da usare sono diverse, le strategie cambiano a seconda del nemico che ho davanti ed è forse questo ciò che più infastidisce.

Mi colpiscono Ma Non mi Scalfiscono.

In tanti e per tanto tempo lo hanno fatto, con le bugie, con i condizionamenti, con gli atteggiamenti conformisti, con la forza di un sentimento positivo ma intriso di astio e violenza mentale.

A tanti e per tanto tempo lo ho permesso per la mia insicurezza, per la mia debolezza e la mia confusione.

Ora so come si combatte tutto ciò. Ora gli altri sono trasparenti. Ora vedo. Tutto. Sempre.

Io mi guardo dentro e con gli occhi puliti guardo il mio fuori e ciò che vedo mi piace.

Non mi accontento io, non reprimo niente, non subisco più, non mento, non a me stessa, agli altri capita.

Io ho ciò che voglio avere, io ho ciò che ho sognato ma che soprattutto non smetto di sognare, io sono ciò che ho lottato per essere.

Non ho bisogno di accondiscendenza, non ho bisogno di affermare niente di ciò che sono, se lo volessi avrei il dubbio di essere veramente.

Tutto questo per dire che ciò che non si deve permettere agli altri è di impossessarsi nel bene o nel male della tua energia. Solo tu puoi decidere se e a chi cederla.

Consapevole delle conseguenze.

Oggi non la cedo a nessuno.

E' tutta mia e me la godo.

E Così Sia.






giovedì 25 novembre 2010

Limitare l'essere è il peccato originale.


Oggi sono sconcertata.

E' un limite lo so, ma ancora mi sconvolge la pochezza dell'anima, la meschinità.

Ancora non sono capace di provare pietà verse queste persone, verso la loro ignoranza, la loro povertà, la loro bassezza, ancoro provo rabbia, fastidio e a volte persino schifo.

E' questo che mi provoca la persona che abusa della pazienza altrui.

E' questo che mi provoca la persona che manipola la lealtà .

E' questo che mi provoca la persona che bara.

E' questo che mi provoca chi non ti sa guardare negli occhi.

E' questo che mi provoca chi mente, a se stessa prima di tutto.

E' questo che mi provoca chi se la canta e se la suona e poi racconta agli altri come verità la sua filastrocca.

Tutto ciò molto spesso è stato provocato da...me stessa anche.

Ma fortunatamente non mi appartiene nè la meschinità nè la pochezza dell'anima,ho saputo riconoscermi nella mia mediocrità e smontarmi pezzo per pezzo fino . sapere, fino a rendere la mia coscienza consapevole del fatto che volevo essere migliore di ciò che ero stata fino a quel momento.

Che ci sia riuscita o no, è già molto riconoscere di sbagliare.

Da lì si può solo migliorare.

E Cosi Sia.





martedì 23 novembre 2010

L'albero PER la vita!


Mi aspettano, è vero, dovrei saperlo.

La fretta c'è solo per chi crede di essere arrivato,chi è consapevole che la strada è molto lunga va piano e prende le cose con calma.

Tutto intorno a me mi dice che devo calmarmi, ogni cosa che mi succede mi sta dando un messaggio: le sensazioni emotive, la debolezza fisica, la confusione e l'inadeguatezza.

Ho trovato la falla,accidenti però dev'essere molto profonda perchè mi sta risucchiando.

Pensavo che fosse un'altra la morale di tutto ciò invece ho proprio confuso tutto.

E non è semplice da digerire.

Ho cambiato "ramo" si, ma......ora devo cambiare l'albero.

L'albero....

Già, l'albero.

Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il coraggio e la paura, l'orgoglio e l'umiltà, la verità e la ragione, l'Io e il Sè.

Sono sull'orlo del fosso.....Don juan dice che il guerriero non aggira l'ostacolo lo salta.

Io sono lì, davanti, vedo...ho un pò paura di fare il salto, vorrei girargli attorno.

ma non è da guerrieri, non è da Me.

Ho vinto tante volte , tante volte ho perso.

Ma in fondo ho sempre partecipato.

Ringrazio per questo.

Va bene, allora Salto.

E Cosi Sia.

venerdì 19 novembre 2010

Errare humanum est. Perseverare autem diabolicum.


Settimana pesantuccia,da dimenticare. Tra strappo muscolare che non mi fa muovere liberamente, trasloco dei miei, compleanno di fabio domani........................pensieri a non finire!

Ho ancora la stessa sensazione della settimana scorsa, di quando ho pensato che stessi sbagliando qualcosa perchè sentivo che stavo facendo tutto tranne quello che effettivamente dovrei fare.

Con un esempio stupido,giusto per rendere l'idea, è come se qualcuno vi dicesse" Siediti un momento devo parlarti" e voi diceste "si, aspetta un attimo eh, finisco quello che sto facendo e arrivo" , ma ciò che state facendo non termina mai, perchè appena avuto concluso quella cosa vi ricordate che ne dovete portare a compimento subito un'altra, magari urgente,magari che avevate lasciato in sospeso o per qualsiasi altra ragione. E diventa un meccanismo incessante, un meccanismo che non riuscite a fermare, e succede perfino che vi dimenticate proprio che qualcuno lì vi sta aspettando....e poi quando vi fermate, in quel preciso attimo di silenzio in cui provate a rilassarvi vi ricordate ma è troppo tardi,quel qualcuno è andati via.

Ecco, Giusto appunto. E' proprio cosi, è proprio questa la dinamica e mi lascia un magone, un senso di incompiuto e anche di amaromin bocca perchè poi mi rendo conto che ciò che dovevano dirmi è di gran lunga più importante di ciò che stavo facendo ed è anche come se mi rendessi conto che c'è una coscienza inconsapevole che vuole evitare che io tenda le orecchie e ascolti.

E lì sento che il guerriero ha perso la battaglia. Mi sento sopraffatta e la delusione deriva dal fatto che non è questione di mancanza di potere personale sufficiente, come direbbe Carlitos, ma è proprio un incapacità di gestirlo, una volontà oscura di lasciarmi sopraffare dal razionale.

Ufffffffffffffffff

Ciò che più mi spaventa non è questo rimandare o l'evitare in sè perchè questo può succedere per vari motivi, ciò che mi destabilizza è il sentirmi vinta, il rendermi conto di tutto ciò dopo e sapere per certo che "durante" proprio non ero "in controllo"!


Vabbè, un bel respiro.

Ritento. Sarò più.....cosciente.

E Così Sia.

lunedì 15 novembre 2010

Pronti, Viaaaaaaaaaaaaaa

E' il giorno dello scossone. Basta con i torpori fisici e mentali.
Scrolliamo di dosso le paure e le paranoie e reagiamo a questo stato di ipnosi paralizzante.
Ho disubbidito al vento e per due giorni ne ho subito le conseguenze ora devo recuperare.
Oggi in un modo o nell'altro devo dargli ascolto e poi vedremo cosa succede.
Quindi ora vado, ci aggiorniamo dopo.

domenica 14 novembre 2010

Il Libro degli Angeli


Dal sito : http://www.nonsoloanima.tv/index.php?controller=angeli&path=44....
Dal "Libro degli Angeli" di Igor Sibaldi, riporto la parte che riguarda i nati dall'8 al 13 settembre

"Lehehiyah
lamed-he-heth

La mia crescita spirituale cerca la sua legge sempre più in là

Dall’8 al 13 settembre


I protetti di questa Potestà crescono come bambini, per tutta la vita. Il mondo, la mente, il corpo – anche il loro proprio corpo – sono e rimarranno sempre, per i Lehehiyah, luoghi di scoperte: ciò che ne sanno oggi, lo supereranno domani; e qualunque cosa ne possano imparare dagli altri, diverrà per loro una sfida ad andare oltre. Era un Lehehiyah l’esploratore Henry Hudson, che nel Cinquecento cercava il passaggio a Nordovest del continente americano, per allargare ancor di più i confini del mondo conosciuto; e Lev Tolstoj, che fino a ottant’anni continuò a distruggere sistematicamente le certezze altrui, senza che né le persecuzioni del regime, né la scomunica della sua Chiesa bastassero a fermarlo; e Riccardo I, detto Cuor di Leone, che non riusciva proprio a restarsene seduto sul suo trono, tanto lo attiravano le imprese sempre nuove: in Palestina, a Cipro, in Francia; e Jesse Owens, l’atleta nero che a Berlino, nel 1936, non si limitò a far infuriare il Führer battendo gli ariani nei cento metri, ma come per dispetto vinse subito dopo altre tre medaglie d’oro.

Vincere, anzi trionfare, è appunto una delle esigenze fondamentali dei Lehehiyah. Non si accontentano dell’emozione del limite infranto, vogliono conquistare il vasto territorio che si apre più in là; non basta, a loro, dimostrare che un’opinione o una teoria altrui è insufficiente, ma ne strutturano dettagliatamente una nuova – che poi puntualmente supereranno ancora, di lì a non molto. Quale che sia il campo a cui abbiano scelto di dedicare le loro ricerche (ricerche scientifiche o di nuove forme espressive, di primati da battere, di nuovi mercati o di una nuova morale), diventano perciò con grande facilità individui di spicco. Li aiuta, in questo, anche l’abilità con la quale sanno farsi valere, suscitando irresistibilmente il rispetto sia dei colleghi sia anche, e soprattutto, dei superiori.

I capi, in particolare, li amano: avvertono, nei Lehehiyah, un modo di pensare simile al loro, una competenza dirigenziale, e non è raro che accanto a un direttore generale, o sindaco, o presidente di qualcosa si trovi un consigliere o magari un coniuge o un amante nato in questi giorni, che dà consigli e comunica energia. I Lehehiyah si accorgono presto di avere questa prerogativa con i potenti, e di solito sanno sfruttarla bene. Più avanti (superandosi sempre, com’è loro uso) arrivano anche a intuirne le ragioni profonde: nei capi essi proiettano quello che è il vero motore e il vero obiettivo della loro crescita perenne: il loro Atman, il Sé, come direbbero gli psicologi. Si accorgono cioè di vedere, nei superiori, la parte migliore di se stessi: vi scorgono qualità che loro stessi hanno e che devono sviluppare, o modi efficaci di correggere qualche difetto che in se stessi hanno notato. E questa identificazione esercita un inconscio potere fascinatorio a cui nessun capo riesce a sottrarsi. Ma non appena i Lehehiyah si accorgono di questa dinamica, cessano di averne bisogno: la loro crescita diviene allora un autonomo slancio dello spirito e trova forme sempre più anarchiche e innovative, tali che nessuno status quo può più contenerle. Allora, veramente, cominciano a cambiare il mondo, come avviene a molti protagonisti tolstoiani e come avvenne a Tolstoj stesso nella seconda metà della sua vita.

Due gravi rischi minacciano tuttavia questa bella evoluzione dei Lehehiyah. Il primo è la collera, insidia immancabile di ogni crescita spirituale. La loro insofferenza per la routine può trasformarsi in un’indignazione, in un odio addirittura, per coloro che nella routine si sono rassegnati a vivere: questo è, da ogni punto di vista, un errore, un voltarsi indietro invece di guardare avanti, un fermarsi a esigere l’approvazione di chi non ha e non comprende le loro doti. È una debolezza che nasconde, in realtà, una paura delle altezze che il Lehehiyah potrebbe raggiungere. Ma è anche una tentazione fortissima: l’indignazione inebria, è emozionante sentirsi eroi, profeti, davanti alla gente che ancora non sa. Il guaio è che quella gente è, nel mondo, una schiacciante maggioranza, e un Lehehiyah che si abbandoni alla collera nel guardarli può precipitare facilissimamente nella disperazione, se non ha modo di farsi ascoltare come vorrebbe, o persino nella spietatezza verso i suoi sottoposti, se nel frattempo ha acquisito un qualche potere (come avvenne per Marcos, dittatore delle Filippine), o magari verso i parenti, se il Lehehiyah è il capo famiglia.

L’altro rischio è il ripiegarsi su se stessi, il trasformare la voglia di superare i limiti altrui in un’eccessiva attenzione per i propri. Il vigore con cui i Lehehiyah sanno distruggere le vecchie certezze diviene allora una dolorosa ansia di perfezione personale che fa di ogni loro difetto, anche minimo, un problema assurdamente enorme. Il perfezionismo è un sintomo di nevrosi, un segnale di allarme: per i Lehehiyah – anche per i più dotati fra loro – può diventare una passione infinita da cui, senza accorgersi, si lasciano avvolgere, come da un vortice. L’introversione ossessiva che ne deriva può portarli alla paralisi esistenziale. Il Lehehiyah Cesare Pavese imboccò a un tratto questa strada e, pur con tutta la grandezza del suo animo, non riuscì più a uscirne. L’antidoto sarebbe semplice: un po’ di autoironia, di leggerezza, nel pensare a se stessi; ma occorre cogliere per tempo i sintomi del perfezionismo, prima che le enormi energie dei Lehehiyah se ne lascino ipnotizzare. "


Mi ci ritrovo pienamente soprattutto in questa ultima parte...;-)


sabato 13 novembre 2010

Eppure il vento soffia ancora...

Oggi il vento non mi insulta, non si burla di me ma PARLA, sussurra qualcosa e so già che non gli darò ascolto anche se dovrei... ;-), almeno per adesso.
Ieri sera mi sono resa conto di essermi dimenticata per qualche giorno dell'Universo, mi sono lasciata trasportare degli eventi e soprattutto mi sono fatta controllare dal tempo. Mea Culpa. Oggi son pronta a recuperare e riprendere il mio combattimento. Obiettivo di oggi quindi : ricollegarmi, urgentemente ricollegarmi.
Non sarà facile, il corpo non risponde benissimo e la mente è impegnata con i pensieri di tutto ciò che ho da fare ma m'impegnerò a trovare la frequenza giusta.
Voglio poi reimmergermi nella lettura di Castaneda dove ho lasciato Carlitos alle prese con il "doppio" Gènaro e con Don Juan che ride come un pazzo burlandosi di lui....
Si voglio proprio vedere dove arriva e soprattutto cosa ne tirerò fuori io!!!
Ora vado altrimenti non riesco a concludere nulla e...se non ci vediamo prima...buon week-end a tutti.!

giovedì 11 novembre 2010

Fai un salto.....


"Quando una persona è totalmente libera, grazie a quella libertà è possibile
una condivisione. In questo caso questa persona può dare molto senza che
sia un bisogno, senza che ci sia un baratto; dà molto perchè ha molto,
dà per la gioia di dare" - Osho


Questa frase tratta da Osho è stata pubblicata oggi sul social network che frequento ed è stato piacevolissimo leggerla e ritrovarmici pienamente.
Questa è in pratica l'essenza del quinto stadio dell'Alchimia, LA NASCITA DEL RICERCATORE, caratterizzato secondo Chopra da ciò:

"L'atto del dare diventa un prodotto di amore disinteressato e compassione che non chiede nulla in cambio, nemmeno gratitudine; L'intuizione diventa guida affidabile dell'agire sostituendosi alla fredda razionalità; Vi sono impressioni subitanee di un mondo invisibile visto come realtà superiore; Si manifestano segni di Dio e dell'Immortalità; Questi indizi sono accompagnati da un crescente piacere della solitudine, dal fatto che la fiducia in se stessi si sostituisce all'approvazione sociale, dalla passione dell'Essere e dalla propensione ad abbandonarsi alla fiducia.

I modelli di dipendenza cominciano a scomparire. Meditazione e preghiera diventando elementi della vita quotidiana. E sebbene queste manifestazioni spirituali si allontanino dal mondo materiale, paradossalmente si realizza un più profondo legame con la natura, un miglior rapporto con il proprio corpo e un'accettazione meno problematica degli altri. Tutto questo perchè lo spirito non è opposto alla materia. Lo spirito è tutto e la sua apparizione nella vostra vita vi farà andar meglio ogni cosa, anche quelle che sembrano di segno contrario."

Io aggiungerei che sono segni che devono si comparire nella nostra vita ma che non devono nemmeno essere rispolverati quando più fanno comodo o quando ci si sembra di averne bisogno. Sono essenze che devono divenire parte di noi e diventare imprescindibili. La difficoltà e la bellezza insieme sta in ciò.

Anche perchè...non è che cosi serva poi a tanto.

Ed anche qui è fondamentale il Volere!
Come dicevo ad un'amica qualche giorno fa a mio avviso chi intravede un cammino spirituale da fare e non lo fa, si ritrae e fugge, è piu condannabile di colui che il cammino interiore non lo trova perchè troppo accecato dalla vivida razionalità.

E' difficile siamo d'accordo ma come disse qualcuno non c'è niente di difficile c'è solo qualcosa che sappiamo o non sappiamo fare, che vogliamo o non vogliamo imparare. Ed è proprio cosi.

Quando davanti a noi si aprono due vie e scegliamo la più semplice o la più congeniale alla situazione incuranti della reale "giustezza" (e dico incuranti non inconsapevoli), beh allora c'è poco da dire...la scelta è fatta!

E' tutto cosi chiaro quando si va al di là del fosso....ti rendi conto quanto sia sottile la linea che divide l'invisibile dal visibile, il bene dal male, il vero dal falso.

Ma è un salto che dobbiamo fare soli, non si può barare, non servirebbe a niente!

C'è voglia di condividere a volte, ma quanto è difficile.

Che la mia famiglia spirituale si ricomponga, presto e per sempre.

E Cosi Sia!

lunedì 8 novembre 2010


Stento a carburare, la testa pesa e il fisico non risponde.
Ma ho una serenità dentro che provoca GIOIA anche se non si vede ;-)
Oggi non sono in grado di spiegare bene a parole ciò che sto pensando quindi mi avvarrò di parole altrui..

"Qualcuno vuole sapere perchè io sia cosi interessato ai maghi.
Cos'è un mago?
Non è uno che sia semplicemente in grado di fare della magia ma qualcuno capace di provocare una TRASFORMAZIONE.

In occidente un mago è una persona dotata di poteri eccezionali che pratica l'alchimia e trasforma i metalli vivi in oro.

Anche in India esiste l'alchimia ma in realà questo è un termine cifrato.

Alchimia indica la trasformazione in oro degli esseri umani, la metamorfosi delle nostre caratteristiche più grette,odio,ignoranza e vergogna in quanto esiste di più prezioso: amore e soddisfazione.

Quindi chiunque sia capace di insegnarvi a diventare una persona libera e piena d'amore è per definizione un'alchimista. E' sempre stato cosi.

La prima lezione del mago dice questo:


"Vi è un mago in ognuno di Noi, questo mago vede e conosce tutto.
Il mago si trova oltre le polarità di luce e oscurità, bene e male, piacere e dolore.
tutto ciò che il mago osserva ha le sue radici nell'invisibile.
La natura riflette la disposizione del mago.
Il corpo e la mente possono addormentarsi, ma il mago non smette mai di esseere vigile.
Il mago possiede il segreto dell'immortalità."

Ci vuole una vita per apprendere ciò che ha da insegnare il mago ma in questa prima lezione è racchiuso tutto.
Questo è l'approccio alla vita del mago. I maghi sono veggenti, si, ma cosa vedono?
La realtà nella sua interezza non nella sua frammentazione.
Non si nasce maghi. Ma quando sei un mago ti rendi conto che non vivi nel mondo è il mondo a vivere in te.

Artù il grande allievo di Mago Merlino lo rimproverò un giorno perchè egli concedeva solo sporadici sguardi sul mondo e Merlino rispose: Cosa ti fa pensare che quelle persone siano vive? Non pensano che al piacere e al dolore,cercano il primo evitando disperatamente il secondo.
Da vive sprecano la loro vita pensando alla morte. Ricchezza e povertà sono le loro ossessioni costanti da cui traggono alimento le loro più profonde paure.
Per fortuna il mago interiore non vive questo tipo di esperienza.
Dato che vede il vero non vede il non-vero;
Infatti il gioco degli opposti, bene e male, ricchezza e povertà, sembra reale finchè non si impara a vedere attraverso la più ampia prospettiva del mago.
L'aspetto esteriore della vita è la vita se tutto ciò a cui si crede sono i propri sensi, ciò che si vede e si percepisce.

Occupa il tempo meditando non su ciò che vedi ma sul perchè lo vedi.
Guarda oltre il sè limitato, travalica la maschera della mortalità e trova il mago.
Egli è solo unicamente dentro di te.
Prima della visione viene la sensazione che nella vita vi sia più di qianto stai vivendo. E' come una debole voce che sussurra: TROVAMI!
La voce della chiamata è tranquilla, senza emozione, soddisfatta di sè e non è facile da afferrare.

E' la voce del mago, ma è anche la tua stessa voce."


Da "L'antica saggezza dell'Anima" di Deepak Chopra.



sabato 6 novembre 2010

Tu non puoi passare!


Il "credere in se stessi " di colui che ha avuto un barlume di reminescenza di ciò che è stato e da dove è venuto non è, come dice Don Juan, il credere in se stessi dell'uomo comune, uomo che ignora, l'uomo che "non vede".

Perchè quest'ultimo , solitamente, quando si rende conto che la propria personaltà, il proprio essere o atteggiamento, non produce stupore negli altri, non produce ammirazione o gratitudine cessa di avere fiducia in se,perchè ha bisogno dell'approvazione altrui per Essere.

L'uomo che vede, l'illuminato o l'illuminando, l'uomo che si accorge di avere una coscienza e decide di seguirla non chiede approvazione perchè non ha bisogno di essere "qualcuno" si accontenta (per modo di dire...ovviamente) di ESSERE!


E quando questa consapevolezza emerge sono notevoli gli atteggiamenti che ne derivano.

Non avendo bisogno e necessità di dimostrare qualcosa o di essere qualcuno saranno meno i moti di rabbia verso determinati atteggiamenti scostanti che possono essere assunti verso di noi, verrà meno la voglia di agire di impulso, verrà meno il malessere derivato dalle influenze esterne.

Ovviamento questo è un risultato che può essere raggiunto velocemente cosi come può essere necessario "imparare" a dominarsi, piano, piano, volta per volta. Però è sicuro che è fattibile, nei limiti in cui si vuole come tutte le cose.

E cosa di non ultima importanza bisogna crederci che sia cosi altrimenti non lo sarà.

Noi siamo ciò che pensiamo e non sempre pensiamo ciò che vogliamo, anzi pensiamo sempre e spesso a ciò che NON vogliamo.

Cambiamo prospettiva e poi vediamo cosa ne svien fuori....ma se lo facciamo dobbiamo crederci nel mentre che tutto ciò sia possibile altrimenti non iniziate nemmeno: fallimento assicurato.

L'Isola del Tonal mi aspetta......che il mio viaggio sia fruttuoso e ricco.

E Così Sia!

Ciao a tutti e buon week-end.

giovedì 4 novembre 2010

Bussa e ti sarà aperto!


L'aria fresca del mattino è proprio un toccasana per la mia mente, purtroppo lo dimentico spesso.
Cosi come mi dimentico troppo spesso di fare attenzione a certe cose, a certe situazioni,presenze,flussi e influssi.
Se ho imparato che il Bene e il Male sono l'Uno,
che non esistono nel loro essere individuale,
allora devo anche non farmi influenzare da ciò che credo essere male
e far confluire tutto sotto il mio controllo,gestirlo e ottimizzare.

Invece ancora mi ritrovo a subire un effetto perchè non individuo o meglio non ricordo di neutralizzare in anticipo la causa.

Vabbè prometto che da oggi starò più attenta.

Oggi che è una bellissima giornata, oggi che son riuscita ancora a riempirmi di linfa vitale per me e che ho recepito alcuni ottimi spunti per riflessioni che fanno al caso mio, che cercheranno spero di sbloccarmi da questa situazione di stasi e stallo.

Mi sembra di aver detto in qualche precedente post di sentirmi ricca di cose da fare e di non averne il tempo e mi sembra di aver detto pure che quella sensazione non mi piaceva che mi sembrava di sbagliare qualcosa di non guardare dal giusto punto di vista.

Confermo tutto e credo di aver individuato la causa: devo uscire.

Sono entrata, ho fatto la spesa, ho pagato ma ora....devo uscire.

Non ho più nulla da fare, sono carica e ho bisogno di nuova energia,nuovi spunti e nuove prove.

Cambio piano, girone, dimensione,chiamiamolo come vogliamo ma non so come farlo.

Il guardiano della porta mi aspetta ma io non vedo la porta, credo dovrò concentrarmi maggiormente, osare e usare del tempo.

Vi farò sapere....se mi perdo non disperate, saprò come uscrine.

E Cosi Sia.

mercoledì 3 novembre 2010

Se non avessi Te...


Giornate movimentate, molto,troppo.

Non trovo spazio,non trovo me.

Però nonostante tutto son riuscita a dissetarmi, direttamente alla fonte, al seno materno della saggezza più pura, della naturalezza più vivida, della concretezza magica che ci appartiene, della bellezza della vita che tanto debelliamo.

Nonostante tutto è sempre Lei la mia voce unica, calma, tranquilla che mi apre le porte dell'infinito, che mi spalanca le finestre sulla fantasia scintillante, che mi parla della vita come nessuno ha fatto mai ma soprattutto è sempre e solo Lei che di tutto ciò mi ha dato dimostrazione.....pratica,tangibile,meravigliosamente e veramente Magica.

Che grande dono ho e ho sempre avuto.

In tutti questi anni ho letto e riletto tanti libri, anche libri che hanno avuto un fragore assordante di cui tutti parlavano, nei quali molte persone ritrovavano parte della loro vita, della loro persona, del loro essere ; libri bellissimi veramente, con verità inconfutabili e emozioni tali da far piangere.

Dall'Antica Saggezza dell'Anima di Deepak Chopra all'Alchimista di Paulo Coelho, dalle Fantasticherie del passeggiatore solitario di Rousseau a Illusioni di Richard Bach, piuttosto che Uno o Un ponte sull'eternità; da Una Vita di Svevo a The Secret .....nessuno, nessuno di questi libri ma ha svelato una verità nascosta; nessuno di questi libri mi ha parlato di mondi sconosciuti; nessuno di questi libri mi ha donato magie e sogni di cui non sapevo già dell'importanza e della forza.

Lei mi ha sempre ragalato tutto ciò.

Lei mi ha sempre insegnato tutto questo sapere.

Lei mi ha sempre fatto vivere e sentire straniera alla terra.

Ed è a Lei che dico Grazie.

Grazie Mamma.

Che la verità che hai nell'Anima e l'amore che porti nel cuore siano la chiave per la tua felicità,ora e sempre.

e Così Sia.