
Oggi dovevo scrivere un messaggio,
un messaggio molto semplice,
mi serviva un favore .
Doveva o avrebbe dovuto essere un messaggio della serie:
"Ciao, non è che per favore....?"
Invece no!
Prima ho salutato per benino,
dopodichè ho fatto un preambolo (anche se piccolo),
poi sono arrivata al dunque con le mie dovute scuse per il disturbo.
Insomma venti minuti per scrivere un messaggio, un messaggio cosi banale.
Ed allora mi sono detta: Ma quanto caspita ci tieni alla forma?
Possibile che non riesci a scrivere un messaggio diretto, conciso, che vada dritto al sodo??
No!
E non mi piace farlo.
Però questa storia della forma risuonava in testa.
La forma?
Ci tengo alla forma?
Si, ci tengo si...
Dipende sempre di quale significato si da alla parola.
Tengo alla forma che sa di educazione, di tatto, di sensibilità;
Tengo alla forma che ostacola l'invadenza, l'indecenza e la maleducazione.
Sono per la forma che da un contegno, non sempre e non comunque
ma nelle situazioni in cui è GIUSTO che ci sia e dove
la parola GIUSTO non ha nulla di soggettivo.
Sono per la forma che non è apparenza, moralismo o falso per benismo.
Tengo alla forma che non è omertà o classismo,
che non ha puzze sotto il naso o atteggiamenti definiti da perpetrare.
Tengo alla forma dettata dall'amore per il prossimo, dal rispetto altrui
e dal rispetto per me stessa.
Sì è vero, ho scritto un messaggio da troppi caratteri per chiedere un banalissimo favore
ma sono fatta così, forse un pò contorta, anzi decisamente complessa,
ma va bene così, sì sì, va molto bene così.